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Cose da sapere su Israele, Medio Oriente e Corte Penale Internazionale

Cose da Sapere sul Medio Oriente

La fonte “Cose da sapere sul Medio Oriente” mira a semplificare la comprensione di una regione complessa attraverso cinque concetti fondamentali, sfatando luoghi comuni e chiarendo distinzioni cruciali.

1. Distinzione tra “Arabo” e “Islamico”: Il primo e forse più sorprendente punto è che “l’Iran non è un paese arabo”. La maggior parte della popolazione iraniana è persiana e parla il Farsi, una lingua indoeuropea, non araba. Il concetto chiave è evitare di “sovrapporre arabi e islamici come se occupassero lo stesso spazio”. Gli arabi esistevano prima dell’Islam, e l’Islam si è diffuso ben oltre il mondo arabo. L’arabo è una lingua semitica (come l’ebraico e l’aramaico), mentre il persiano è indoeuropeo. I turchi, ad esempio, sono un’altra popolazione non araba (provenienti dall’Asia Centrale, con lingue turciche come il mongolo, l’azero, l’uzbeko), che possono essere musulmani ma non sono arabi. Il termine “musulmano” indica “colui che pratica l’Islam”, ovvero “sottomissione” alla volontà di Dio. Nel mondo, ci sono oltre un miliardo di musulmani, ma solo circa 400 milioni di arabi, dimostrando chiaramente che “arabo e islamico non sono la stessa cosa”.

2. Il Concetto di Fitna e Isma (Consenso): La parola araba fitna ha molteplici significati, tra cui “discordia”, “sovversione”, “conflitto” e “guerra civile”. Essa esprime l’idea di qualcosa che “divide la comunità”, contrapponendosi al concetto di Isma, che significa “consenso”. Nella tradizione politica islamica pre-europea, l’idea occidentale di democrazia basata sulla maggioranza (es. 51% contro 49%) era considerata “folle” e fonte di fitna. Le decisioni, anche sotto un sultano, venivano prese attraverso “un lungo, spesso lunghissimo processo di negoziazione di consultazione tra tutte le diverse asabiyah (gruppi di affinità)” per raggiungere l’isma e mantenere l’unità e la coesione della comunità, evitando la fitna.

3. La Divisione tra Sciiti e Sunniti: Una Questione Politica, non Religiosa: La divisione tra Sciiti e Sunniti è definita come “la più grande fitna della storia”. Sciiti significa “fazione” o “partigiani di Ali” (cugino e genero del Profeta Muhammad), mentre Sunnita deriva da Sunna, il comportamento consuetudinario del Profeta. Lo scisma è nato dalla questione della successione al Profeta Muhammad dopo la sua morte nel 632 d.C. Per i Sunniti, i primi quattro califfi (Abu Bakr, Omar, Osman, Ali) furono scelti in base a criteri di eccellenza. Per gli Sciiti, Ali, essendo imparentato con il Profeta, avrebbe dovuto essere il primo califfo, rendendo i precedenti “degli usurpatori”. È fondamentale comprendere che questa divisione “non è avvenuta inizialmente per motivi religiosi, è avvenuta per motivi politici”. Il califfo non è una guida religiosa come il Papa, ma un “funzionario, un magistrato” con funzioni esecutive, applica la legge islamica, guida l’esercito e protegge la umma. Non è corretto considerare il califfato un regime teocratico. Le alleanze politiche attuali in Medio Oriente spesso trascendono la divisione Sciita/Sunnita, come dimostra il fatto che “l’iran sciita sostenga al tempo stesso hezbollah che è un gruppo sciita ma anche amas che è un gruppo sunnita”.

4. Il Concetto di Umma (Comunità Islamica): Umma significa “comunità” e rappresenta “un’unica comunità di fedeli sottomessi solo e soltanto alla volontà di Dio”. Questo concetto è stato enfatizzato dal Profeta Muhammad per superare i legami tribali e di clan (asabiyah), che andavano “contro la missione universalistica dell’Islam”. L’idea di Umma è molto distante dal moderno concetto occidentale di “nazione” o “stato-nazione”, dove lo stato ha gli stessi confini della comunità nazionale. Questa concezione non si adatta al mondo musulmano.

Cose da Sapere sul Popolo Ebraico

La fonte “Cose da sapere sul popolo ebraico” fornisce una panoramica storica e culturale del popolo ebraico, sfatando alcune percezioni comuni e sottolineando la loro resilienza e identità.

1. Origini del Popolo Ebraico e la Terra Promessa: Il popolo ebraico “non nasce in Israele”. Abramo proveniva da Ur in Mesopotamia. Gli ebrei come popolo nascono in Egitto e Mosè ricevette la Torà sul Monte Sinai. La rivendicazione di Eretz Israel (la terra d’Israele) si basa su una “promessa” divina ad Abramo, non su un’origine geografica. I confini di questa terra promessa sono variamente descritti nei testi biblici (dal torrente d’Egitto all’Eufrate, o dal Mar Rosso al Mediterraneo). Gerusalemme non fu la prima capitale del regno di David (che fu Hebron per 7 anni), ma fu conquistata da lui, con la fortezza di Sion che diede il nome al “sionismo”. La storia antica del popolo ebraico è caratterizzata da una breve unione (circa 1020-925 a.C.) sotto un unico regno per difendersi dai Filistei, seguita da una scissione in due regni (Israele a nord e Giuda a sud), entrambi poi distrutti da imperi esterni.

2. Date Chiave: 586 a.C. e 70 d.C. (Distruzione dei Templi): Due date sono fondamentali: il 586 a.C., quando il Primo Tempio di Gerusalemme (costruito da Salomone) fu distrutto da Nabucodonosor e gli ebrei furono deportati a Babilonia; e il 70 d.C., quando il Secondo Tempio fu distrutto dai Romani, e i Giudei furono dispersi nell’Impero Romano. Questo evento portò alla “diaspora” e alla ridenominazione della Giudea in “Siria Palestina” da parte romana nel 132 d.C.

3. La Diaspora e le Comunità Ebraiche: La “diaspora” (dispersione) è un concetto centrale. Già dopo la cattività babilonese, non tutti gli ebrei tornarono in Giudea. La diaspora post-romana ha portato alla formazione di diverse comunità: gli Ashkenaziti (dalla parola ebraica per Germania, in Europa centrale e orientale), i Sefarditi (dalla parola ebraica per Spagna, rifugiatisi in Italia, Paesi Bassi, Impero Ottomano dopo l’espulsione dalla Spagna nel 1492), e i Mizrahi (dall’ebraico per oriente). La diaspora ha comportato periodiche persecuzioni e pogrom (rivolte antisemite).

4. Stereotipi e Persecuzioni: L’Ebreo “Perfido e Parassita”: Gli stereotipi sugli ebrei come “perfidi e parassiti” sono stati alimentati da varie cause. Nonostante una forte identità e solidarietà interna, gli ebrei non sempre si integravano completamente nelle società ospitanti, il che generava “fastidio”. Erano spesso “maledettamente istruiti” grazie all’enfasi sullo studio (Yeshiva, sinagoghe). Le restrizioni imposte dai governi hanno forzatamente specializzato gli ebrei in alcune professioni. Erano spesso esclusi dalla proprietà terriera, spingendoli a investire in beni mobili come “l’oro e il denaro”. Inoltre, il prestito a interesse, proibito tra cristiani, era consentito agli ebrei verso i non-ebrei, il che li portava a essere visti come usurai e “parassiti”. Il loro “cosmopolitismo”, la capacità di contare su reti familiari globali per il commercio, era visto con sospetto, come segno di infedeltà o cospirazione. L’ebreo era il “capro espiatorio perfetto” perché era “un popolo senza terra, senza patria, senza un’autorità centrale, senza un esercito”.

5. Identità, Testi Sacri e Sionismo: Nonostante la dispersione e le persecuzioni, il popolo ebraico ha mantenuto la propria identità per secoli, principalmente attraverso la “Bibbia, per il modo in cui hanno saputo conservarla studiarla e trasmetterla”. La Torà è definita come una “patria portatile”. I rabbini (maestri, Hakham) hanno avuto un ruolo cruciale nello studio e nell’interpretazione della Bibbia. La Bibbia ebraica è il Tanakh (Torà, Neviim, Ketuvim), non l’Antico Testamento cristiano. Il Talmud è un’opera fondamentale di interpretazione delle norme bibliche, caratterizzata da un’ampia discussione e coesistenza di interpretazioni contrastanti, un riflesso della “mentalità ebraica la coesistenza di contrasti”. Il concetto di Aliyah (“risalita”, ritorno nella terra promessa) è antico. Il Sionismo, coniato nel 1890 da Nathan Birnbaum, ha trasformato questo desiderio religioso in un movimento politico nazionalista, “un movimento nazionalista” che mirava a creare uno stato ebraico in Eretz Israel. Tuttavia, non tutte le comunità ebraiche sono sioniste; alcuni gruppi ortodossi lo rifiutano perché ritengono che il ritorno debba attendere l’arrivo del Messia, mentre gli ebrei riformati hanno abbandonato l’idea di redenzione messianica.

Cose da Sapere sulla Corte Penale Internazionale

La fonte “5 cose da sapere sulla Corte Penale Internazionale” chiarisce la natura, il funzionamento e le sfide di questo importante organismo giudiziario internazionale.

1. Nascita e Natura della CPI: La Corte Penale Internazionale (CPI, o International Criminal Court – ICC) è una “corte penale internazionale”, il che significa che persegue “crimini internazionali commessi da individui”, non dagli stati stessi. A differenza dei tribunali ad hoc post-bellici (Norimberga, Tokyo, ex-Jugoslavia, Ruanda), la CPI è un’istituzione “giovanissima” (circa 20 anni) e permanente. È stata istituita a Roma nel 1998 con l’approvazione dello Statuto di Roma, entrato in vigore nel 2002 dopo 60 ratifiche. La ratifica è cruciale perché, nell’ordinamento internazionale, gli Stati sono sovrani e devono “accettare la giurisdizione di un tribunale internazionale”. Questo spiega perché la CPI non può giudicare arbitrariamente tutti gli Stati o gli individui.

2. Competenze e Principio di Complementarietà: La CPI persegue individui, non stati. La sua competenza è “complementare” a quella degli stati, il che significa che interviene solo “quando gli stati non ci riescono”, ovvero quando i tribunali nazionali “non vogliono o non riescono a procedere all’esercizio di un’azione penale corretta ed effettiva”. Può giudicare sia “pesci piccoli o pesci grossi”, inclusi capi di stato o governo, anche per omissione di controllo.

3. I Crimini Perseguiti: La CPI persegue “crimini enormi”, noti come crimina juris gentium, commessi da individui ma nell’ambito di un’azione sostenuta dallo Stato:

  • Genocidio: Lo sterminio intenzionale di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.
  • Crimini contro l’umanità: Atti gravi commessi come parte di un attacco diffuso o sistematico contro una popolazione civile.
  • Crimini di guerra: Violazioni gravi delle leggi e consuetudini di guerra.
  • Crimine di aggressione: Una categoria più problematica, poiché la sua definizione si sovrappone a questioni di minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale, che sono materia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

4. Indipendenza dalle Nazioni Unite e le Sue Implicazioni: La CPI “non è un tribunale delle Nazioni Unite”. Questa è una distinzione cruciale dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG), che fa parte dell’ONU. L’indipendenza della CPI mira a superare i problemi dei tribunali precedenti, che erano spesso visti come “tribunali dei vincitori” o erano ad hoc e politici, non permanenti e universali. L’obiettivo della CPI è creare una “giurisdizione aperta a tutti gli stati e che possibilmente non segua i conflitti ma addirittura li preceda”.

5. Limiti e Sfide Operative della CPI: Nonostante 125 ratifiche, “mancano Stati Uniti, Cina, Russia, Israele, India, Pakistan”, rappresentando “Metà della popolazione mondiale”. Questo limita l’efficacia della Corte. La CPI può aprire un procedimento in due modi:

  • Modo normale: Su richiesta di uno Stato parte o del procuratore stesso, ma la giurisdizione si estende solo sui territori o gli individui degli Stati parte.
  • Modo straordinario: Se richiesto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, anche se lo Stato in questione non ha ratificato. Tuttavia, i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (USA, Cina, Russia, Regno Unito, Francia) godono del diritto di veto, il che significa che i cittadini di questi paesi “Con ogni probabilità non saranno mai oggetto dell’azione della Corte”. Un problema fondamentale è che la CPI “non ha una sua forza di polizia” e deve fare affidamento sulla cooperazione degli Stati parte per arrestare e tradurre i sospettati. Questo spesso non avviene per “motivazioni politiche”. Nonostante i costi elevati (195 milioni di euro all’anno) e un numero limitato di processi conclusi, la CPI ha un “valore più grande… quello simbolico”. Pur non fermando le guerre, “infasidisce moltissimo” le grandi potenze, come dimostrato dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti al procuratore capo. La CPI è una “rogna” per i leader con mandati di arresto, poiché “non possono mettere piede in nessuno dei 125 stati parte allo Statuto di Roma” senza rischio di arresto. Se non esistesse, “probabilmente saremo qui a dirci che bisognerebbe inventare qualcosa come una corte penale internazionale.”

 

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